MdS Editore
Sabato, Gennaio 20, 2018
Login Registrati

Accedi al tuo account

Nome utente
Password *
Ricordami

Eterotopie

Giovedì, 18 Dicembre 2014 22:50

Venturino Venturi, tra ermetismo e Pinocchio

Scritto da 
Vota questo articolo
(3 Voti)
Venturino Venturi, tra ermetismo e Pinocchio - 5.0 out of 5 based on 3 reviews

Se volete mozzarvi il respiro, andate a Firenze nel giardino di Villa Bardini e guardate la città dalle pendici che da Costa San Giorgio scendono verso via San Nicolò e da qui al greto dell’Arno. Questo è uno dei posti dove l’abusata espressione ‘panorama mozzafiato’ non è retorica, ma corrisponde al vero. Certo, per arrivarci, si deve fare affrontare una bella ‘pettata’, ma non è questo che toglie il fiato. Qui ci si va per guardare Firenze da una prospettiva che non è quella consueta. Una prospettiva quasi ermetica, come un pensiero uscito da una poesia di Mario Luzi.

In questi giorni, c’è un’altro buon motivo per salire sulla Costa San Giorgio, perché dal 14 novembre 2014 al 15 febbraio 2015, la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron e il Gabinetto Vieusseux hanno allestito la mostra ‘Volti dell’Ermetismo. Venturino a Villa Bardini e all’Archivio Bonsanti’. La mostra ha la sede principale proprio a Villa Bardini, dove sono esposti i ritratti e, per la prima volta, trenta oli su carta della serie degli ‘astratti’ di Venturi degli anni Sessanta. Altri ritratti, tracciati a china, e altri astratti degli anni Quaranta e Cinquanta, album, monotipi e matrici sono esposti all’Archivio Bonsanti del Gabinetto Vieusseux, dove si scende se è rimasto un po’ di fiato. Il curatore della mostra, Luca Fiaschi, ha raccolto ottanta opere di Venturino Venturi, tra cui i ritratti dei protagonisti della grande stagione poetica dell’Ermetismo fiorentino, Mario Luzi, Piero Bigongiari e Alessandro Parronchi, dalla cui nascita sono già passati cento anni.

Negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, Firenze era tornata ad essere una vera capitale della cultura e alle Giubbe Rosse, in piazza della Repubblica, Venturino Venturi sedeva insieme a poeti e uomini illustri che davano vita al gruppo denominato ‘Campo di Marte’. Oltre ai direttori dell’omonima rivista, Alfonso Gatto e Vasco Pratolini, Mario Luzi, Piero Bigongiari, Carlo Betocchi, Vittorio Sereni, Oreste Macrì, Carlo Bo, Elio Vittorini si parlavano e si confrontavano sul fare poesia e cultura. Venturino, nato il 6 aprile 1918 a Loro Ciuffenna, in provincia di Arezzo, fa parte del giro di quegli amici, dai quali non perderà mai i contati culturali. Prima era stato con il padre Attilio, scalpellino e socialista, in Francia, dal quale aveva ereditato la maestria manuale e l’amore per la Divina Commedia e le Avventure di Pinocchio, libri che il padre si portava nella sacca, come tanti emigranti italiani.

Nei miei ricordi di bambino c’è quello di una gita al Parco monumentale di Pinocchio nel borgo di Collodi, non lontano da Pescia, in provincia di Pistoia. Senza saperlo, qui incontrai Venturino Venturi, perché con mio grande spavento fui messo in posa e fotografato accanto ad una sua opera (sublime), il carabiniere di Pinocchio, nella piazzetta dei mosaici che racconta la storia del burattino.

Mi sentivo minacciato e impaurito, come se dovesse, il carabiniere fatto di sassi piatti, arrestare anche me. Ma era fatto di mosaico e stava infisso nel muro, e la mia paura era inutile.

Ho imparato poi che Venturino aveva partecipato nel 1953, il mio anno di nascita, al concorso internazionale per un Monumento a Pinocchio, indetto dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi. Insieme agli architetti Renato Baldi e Lionello De Luigi presentò un progetto per una piazzetta mosaicata. Venturi vinse ex aequo con lo scultore Emilio Greco, ideatore della statua della Fatina che oggi è all'ingresso del Parco. Il suo lavoro rimase a lungo e sostanzialmente incompiuto per una grave depressione che lo portò al ricovero nell’ospedale psichiatrico fiorentino di San Salvi. La storia di Pinocchio incuteva timore anche agli artisti sensibili e non solo a me bambino, quindi.

Eppure Pinocchio è l’essenza della furbizia ingenua, delle cose che sembrano semplici e che invece sono complicate, e molto più profonde di quanto non possa sembrare a prima vista. Come le sculture di Venturino, che sono al tempo stesso vecchie e nuove, semplici e profonde, astratte e figurative. Ed ecco perché i ritratti degli amici poeti, messi in mostra a Villa Bardini, mettono in vista l’anima dei personaggi, riproducendola con materie via via variabili, il cemento grezzo e dipinto, il macigno, la pietra serena, a seconda del soggetto.

Il Vetturino dei ritratti scolpiti è in fondo come Geppetto, che da un pezzo di materia inerte crea un’intuizione molto più vasta, in grado di ritrarre in volume il pensiero degli amici, rendendone la vitalità nella forma scolpita, il senso sbalorditivo delle parole ermetiche con la sintesi dei volumi in movimento.

Il Venturino della serie degli ‘astratti’ pendola di fatto fra astrattismo e figuratività, un’oscillazione che alterna segni aperti e spiegati a forme essenziali e rigorose, ricondotte però allo stesso intento espressivo, con un linguaggio non immediatamente mimetico, ma in dialogo sereno con la rappresentazione delle cose che compongono il mondo quotidiano (che si vede) e quello dell’arte (che si pensa).

Letto 4246 volte