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Sabato, 17 Gennaio 2015 15:11

Signorini, Fattori, Lega e i Macchiaioli del Caffè Michelangiolo. Ribelli si nasce.

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Signorini, Fattori, Lega e i Macchiaioli del Caffè Michelangiolo. Ribelli si nasce. - 5.0 out of 5 based on 2 reviews
Angiolo Tommasi, La barcaiola sul lago di Massaciuccoli, olio su tavola, 28x54,5 cm, 1895, Coll. privata Angiolo Tommasi, La barcaiola sul lago di Massaciuccoli, olio su tavola, 28x54,5 cm, 1895, Coll. privata

Se oggi si volesse provare la tenera ebbrezza di frequentare un caffè storico letterario a Firenze, si resterebbe delusi dalla qualità dell’offerta culturale, se non della pasticceria e della caffetteria. Magari dolci, salati, liquori, vini, caffè, cappuccini e cioccolate sono ottimi, pur con prezzi da turista spennato e senza il fumo di sigari e sigarette, ma la cultura langue ferita a morte, e attinge a bassezze inarrivabili. Eppure la tradizione dei caffè letterari fiorentini sarebbe eccelsa, ed è stata grandiosamente rivoluzionaria.

Uno di questi locali non esiste più neppure come insegna, forse a migliore testimonianza di una fortuna artistica duratura. Il rinomato Caffè Michelangiolo, esistito tra il 1848 e il 1866, e frequentato da artisti della corrente dei Macchiaioli, specialmente dopo il 1855, si trovava in una strada del centro, via Larga, anch’essa ormai inesistente sulle mappe. Chiamarsi Via Larga in una città di vicoli e strade strette come la Firenze ottocentesca significava essere una via importante, oltre che trasversalmente più dimensionata di ogni altra. Dal 1861 la via prese infatti il pomposissimo nome di via Camillo Cavour, e quale se no? senza mai più impressionare i cittadini per la sua larghezza.

Un piccolo gruppo di artisti, molti dei quali rivoluzionari dei moti del 1848, iniziarono a ritrovarsi regolarmente al caffè di via Larga per discutere di arte e politica, in modi anche accesi. Uno dei bersagli della loro polemica erano le accademie (un must per i giovani di ogni epoca), proponendo in contrasto al modo di dipingere tradizionale la struttura coloristica audace di maestri del passato come Rembrandt, Caravaggio e Tintoretto, con l’intento di ritrarre situazioni e paesaggi veri. Le componenti di un’opera d’arte pittorica dovevano essere aree di luce ed ombra contrastanti per macchie separate di colore, in quanto la forma non esiste di per sé, ma viene creata dalla luce, appunto come macchie di colore distinte o sovrapposte ad altre macchie, perché la luce colpisce gli oggetti e rimbalza, ‘impressionando’ i nostri occhi con le vibrazioni di cui è fatta.

L’attribuzione di ‘Macchiaioli’ fu inizialmente derisoria, a metà tra l’indicazione spregiativa di non saper rifinire tecnicamente i quadri e quella di fuggire e darsi ‘alla macchia’ per le campagne e tra i cespugli, come veri fuorilegge. Ma così era per davvero, sia per l’essere fuori dalle regole imperanti, sia per rappresentare costantemente paesaggi aperti, selvaggi o coltivati, illuminati da una luce sempre speciale, con persone intente ad attività quotidiane. Come succede spesso, amici che si ritrovano al bar per fare scherzi e per prendersi beffe del potere e delle incrostazioni accademiche, prima o poi si fanno seri e producono grandi movimenti politici ed artistici. I giovani rivoluzionari prima o poi fanno scuola. Ma devono avere talento e fuoco dentro. Magari andare via, emigrare, andare in Francia, per essere imitati e poi superati da altri artisti, quanto meno ben informati delle esperienze dei nostri ‘provincialissimi’ Macchiaioli.

La mostra ‘Signorini, Fattori, Lega e i Macchiaioli del Caffè Michelangiolo. Ribelli si nasce’, curata da Maurizio Vanni e Stefano Cecchetto, aperta al Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art, dal 21 novembre 2014 al 6 aprile 2015, nasce proprio dal riconoscimento della modernità perenne dei Macchiaioli, nel loro essere sinceramente ribelli alle regole accademiche e a ogni convenzione, ma fidando su grandi talenti artistici da spendere bene. Alle invettive verbali dei Macchiaioli seguirono le loro opere, entrambe le cose lanciate con successo contro il vecchio sistema.

La poetica macchiaiola sarebbe poi questa: la cultura come rivoluzione, la rivoluzione come spinta alla trasformazione delle idee in azioni, con i piedi ben dentro la realtà del momento. Scriveva Telemaco Signorini nel 1889 ne ‘Il Gazzettino delle Arti e del Disegno’: ‘Sapete, secondo noi, l'arte grande qual è? È quella che esige dall'artista non cultura storica né talento immaginativo, ma osservazione coscienziosa e esatta delle infinite forme e caratteri di questa natura che vive contemporaneamente a noi.’

La mostra, prodotta da MVIVA con il patrocinio di molte istituzioni, ripercorre le fasi della nascita e dell’evoluzione del movimento attraverso 40 opere di artisti come Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Giuseppe Abbati, Cristiano Banti, Giovanni Boldini, Odoardo Borrani, Vincenzo Cabianca, Vito D’Ancona, Raffaello Sernesi provenienti da collezioni pubbliche e private.

La visita della mostra, certamente bella nel suo complesso, sarebbe ripagata anche solo dalla possibilità di vedere, per la prima volta dopo il restauro finanziato interamente dal Lu.C.C.A., il dipinto di Giuseppe Abbati ‘Interno di campanile’ proveniente dai Musei Civici Fiorentini. Anche con questo, la fondazione, una volta di più, conferma il ruolo di ente di promozione artistica fortunatamente vivace e pervicacemente lungimirante

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