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Tabula Rasa

Domenica, 10 Marzo 2013 19:33

Il pericolo è il mio mestiere

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Il pericolo è il mio mestiere - 5.0 out of 5 based on 4 reviews

Dopo una ventina di minuti che chiacchieriamo, la signora seduta davanti a me nel treno mi chiede che lavoro faccio. "Insegnante al liceo" rispondo. La signora mi dedica uno sguardo in cui si mescolano ammirazione e pena,un po’ come se le avessi detto: “spolvero i missili nucleari della base americana di San Piero a Grado...” anzi, peggio! perché i missili si sa, qualche volta rischiano anche di essere intelligenti mentre, pare, per i liceali non si dia il caso... la signora completa lo sguardo con un sospirato "che coraggio!".

È così che scopro che per una parte consistente dell'opinione pubblica faccio un mestiere pericoloso. Perché nelle scuole succede di tutto, lo dicono i telegiornali, quindi dev'essere vero, la maggior parte di questi adolescenti sono ribelli, fanulloni e spesso anche teppisti, o "bulli", come va di moda dire adesso. Il che è piuttosto stupefacente, visto che quei ragazzi, fino a prova contraria, sono figli proprio di quell' opinione pubblica.

Sono nel mondo della scuola da più di 10 anni, ho lavorato in scuole facili e difficili, qualche caso di violenza mi è pure capitato, di ribellione, certo... ma questo non è bastato a convincermi che i giovani d'oggi siano peggiori di quanto noi fossimo alla loro età!

Certo l'adolescente è una strana bestiola, ha priorità tutte diverse dalle nostre, ride di cose che ci lasciano attoniti, parla in modo a volte incomprensibile e, soprattutto, ci considera il nemico.

Ma ci siamo mai soffermati seriamente a riflettere qual è il nostro (da adulti) atteggiamento nei loro confronti?

A parte il ruolo di consumatore, non c'è situazione in cui gli adolescenti abbiano voce e trovino ascolto, ascolto vero, che non sia giudicante o, peggio, condiscendente... Anche nella scuola, spazio teoricamente a misura si studente, si percepisce questa discriminazione; più che soggetto attivo e riconosciuto il giovane si trova ad essere oggetto di continuo giudizio e quindi di esercizio di potere; di norma sminuito, viene valorizzato solo quando dimostra di essere "obbediente", copia coerente e conforme alla società che lo giudica.

Difficile stabilire se il peccato originale delle giovani generazioni sia quello di essere troppo diverse oppure troppo uguali, di fare da specchio rivelatore di una società deformata che ha paura di riconoscere se stessa. E la stessa generazione che negli anni ‘60 giurava di " non fidarsi di nessuno che abbia più di trent'anni", oggi ha capovolto la situazione, sentenziando l'impossibilità di fidarsi di chiunque ne abbia meno.

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