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Domenica, 11 Maggio 2014 16:23

Come sarà il campo tendato? Seconda Parte

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Il Kirghizistan è un paese piccolo e povero. Le sue risorse sono l'agricoltura, (avete potuto vedere la bellissima frutta nelle immagini del mercato di Bisckek) e la pastorizia (ora vedrete le mandrie pascolare lungo la strada e sulle montagne),ma ha importanti risorse minerarie. Nelle viscere delle terra si trova prima di tutto l'oro.

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Quello che sicuramente avrete visto, in Italia, nelle richissime e sfolgoranti mostre dei gioielli sciti. Nei corredi dei kurgan oltre l'oro sono stati trovati anche molti altri metalli finemente lavorati. Tutti provenienti da queste variopinte montagne. L'uranio usato dalla macchina militare sovietica veniva estratto in Kirghizistan. Ora che il paese non fa più parte dell'Unione Sovietica rimane il problema dei residui tossici nelle miniere abbandonate. La nazione kirghisa dispone anche di altre risorse del sottosuolo: l’antimonio il mercurio... Significative sono le riserve di carbone. Limitate invece quelle di petrolio e gas naturale.


Ma la grande richezza del paese è l'acqua.

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Nel sud ovest del paese c'è la catena dei Tien Shan. I monti del cielo. La cima più alta è il Pik Pobedy. Il Picco della Vittoria (7439 m).

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Da questi monti nasce il Naryn che, dopo avere attraversato il paese da est ad ovest, va a confluire nel Syr-Darya (Issarte per i greci) nella valle di Fergana.

Nella valle di Fergana, dove sono transitate le mie amiche per andare in Uzbekistan, passava la Via della Seta. È sempre stato un posto famoso per le ricchezze minerarie, la fiorente agricoltura e soprattutto per i cavalli.

L'imperatore Wudi (141-87 a.C.) della dinastia Han avendo sentito parlare dei "cavalli paradisiaci" del paese dei Dayuan (il Fergana) decise di utilizzarli per combattere i nomadi Xiongnu. Mandò pertanto degli ambasciatori. I Daiyuan uccisero il primo di essi e si impadronirono dell'oro che sarebbe dovuto servire a comprare i cavalli. Wudi mandò diverse missioni per punire la popolazione del Fergana e solo alla fine riuscì ad avere i famosi cavalli. Se volete saperne di più seguite i link:

(http://www.artearti.net/magazine/articolo/cavalli-sacri-dal-paradiso-la-storia-il-mito-larte) (http://www.akhalteke.it/laviadellaseta.html)

Attualmente questa valle è divisa fra tre paesi. l’Uzbekistan, il Tagikistan e il Kirghizistan molto interessati ai giacimenti di petrolio, di gas naturale e di carbone.

Sempre in Fergana ai piedi del monte Kuramin c'è la necropoli di Dasht-i Asht, una delle più grandi necropoli Saka. Finora ho parlato della cultura Saka come quella degli Sciti ma il discorso è molto lungo. Vi consiglio il libro: POPOLI DELLA YURTA : KAZAKISTAN. Tra le origini e la modernità, Casa Editrice Jaca Book.

Dai monti Alay del Pamir nasce Il Kyzyl-Suu uno degli affluenti dell'Amu-Darya (l'Oxus  per attraversare il quale l'esercito di Alessandro Magno impiegò cinque giorni e cinque notti).

Altri fiumi sono il Chui e il Talas che si disperdono nelle steppe kazache.

I corsi d'acqua che nascono sul versante sud dei Tien Shan mandano le loro acque nella provincia cinese del Xinjiang e più precisamente nel bacino del Tarim. Dopo avere irrigato le oasi della Via della Seta settentrionale (la meta del nostro viaggio)scompaiono tra le sabbie roventi del Taklamakan.

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Il fiume Talas! Questo nome mi ricorda qualcosa. Una battaglia. Una delle grandi battaglie combattute dall'Islam durante la sua espansione verso oriente. I cinesi Tang furono sconfitti per una serie di sfortunate coincidenze. Dall'anno 751 d.C l’Asia Centrale non sarà più buddista ma musulmana.

Da questo evento l'occidente guadagnò due grandi invenzioni: quella della carta e quella della seta. Prigionieri cinesi insegnarono ai vincitori come produrre la carta. Sorsero così le prime cartiere a Samarcanda e a Baghdad.

Un altro gruppo di prigionieri, esperti in sericoltura, fu mandato a Kufa, sempre nel califfato Abbaside, per iniziare la produzione del pregiato materiale.

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Fra ruscelli e ruscelletti continuiamo ad arrampicarci su strade sterrate avvicinandoci ad un secondo passo...

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In cima al passo ci attende il primo yak

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e la visione di un grande lago. Sarà il nostro lago?

Il Soong Köl?

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La vista del lago mi riporta alla mente il campo che ci attende per la notte...

«In Ladakh le tende erano grandi. Grandi e comode. Di tipo militare ma con le pareti di tela beige a fiorellini azzurri. A 4000m di altitudine la notte tremavano e si gonfiavano come le vele di un catamarano. Sul pavimento di terra battuta due sedie e un tavolinetto. La luce elettrica permetteva di leggere solo fino alle 22. Non era sufficiente per ricaricare le varie batterie. I bagni: non troppo lontani erano dei piccoli casottini di tela, uno con dentro il water, l'altro con il lavandino.

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Come vedete il discorso finisce sempre sui bagni. È il grosso problema dei campi tendati. I letti sono abbastanza dignitosi. Per il freddo ho sempre trovato abbondanti coperte.

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Non assicuro della loro pulizia, ma volendo si può utilizzare il proprio sacco a pelo.

Finché c'è il sole tutto va bene!

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Ma durante la notte se c'è un problema dove andare nel buio? Dietro la tenda? Non mi sembra opportuno. Nei suddetti casottini? Se si riesce ad arrivare in tempo senza inciampare in qualche tirante della tenda o cadere nella buca residuo di un precedente servizio igienico!!»Â 

Altra strada. Altre mandrie di cavalli e finalmente le yurte fumanti per il pasto della sera

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Quanta strada avremo ancora da fare?

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