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Venerdì, 27 Giugno 2014 00:59

La notte al campo - Prima parte

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La notte al campo - Prima parte - 4.0 out of 5 based on 4 reviews

Prendere in possesso la propria camera in un albergo è già un problema! Bisogna sempre cercare i vari interruttori e capire come funziona la doccia, l'aria condizionata... Figurarsi quando si arriva in un campo tendato!

Il sole è tramontato. Siamo tutti stanchi. Abbiamo fame, sonno e freddo. Ci accalchiamo intorno alla guida per avere il responso: "Dove dormirò?". "Con chi dividerò la yurta?" Gli autisti hanno scaricato le valige, le borse a mano, gli zainetti... Non siamo di quelli che viaggiano con un unico grande zaino, due paia di calzini, un paio di mutande e una t-shirt da lavare nel fiume gelato...! Noi abbiamo un bel po' di bagaglio per il caldo, un po' meno per il freddo.

Ho messo a portata di mano le cose più importanti per non dover aprire la valigia. Prima di tutto il sacco a pelo. Credo di essere l'unica ad averlo. Nella borsa a mano ho altre cosette per la notte. Ho già indossato le due giacche a vento una sull'altra. Ho anche due paia di pantaloni e la sciarpa rossa in testa. Non trovo i calzini di lana. Le scarpe che ho ai piedi sono di tipo estivo, ma ho già sperimentato che con i calzini rossi possono andare.

01

Ecco una foto della mia tenuta da alta quota. Monti Kun Lun, 4200 m. Notte in auto. Tane dei roditori sotto i piedi.

Devo individuare la yurta (sovraprezzo 40$). Trascinarci la valigia color prugna dopo averla individuata nel mucchio dove le hanno scaricate. A quell'altitudine (3200m) e con la stanchezza che ho addosso tutto è molto faticoso. Dopo ogni sforzo bisogna riposarsi. Respirare. Fare tutto con calma. La mia compagna di viaggio è stordita da tutti i chilometri della giornata e per la novità dell'esperienza. Per me non è una novità. So bene che non mi devo agitare. Tutto si sistemerà.

Dopo un po' di confusione ci viene assegnata la tenda. La nostra è la più piccola del campo. Trovo difficoltà ad entrarci perché non riesco a bloccare la chiusura della porta che si arrotola verso l'alto.

02

Le porte delle gher mongole erano a due battenti, come quelle delle nostre case. Si aveva qualche difficoltà a chiudere i vari chiavistelli... Finalmente entro: è molto piccola. Ci sono due brandine con lenzuola e coperte. La stufa in lamiera ha il tubo che esce dal soffitto ma il feltro logoro lascia intravvedere in vari punti il cielo ormai grigio.

03

Dentro ci si muove male. Per terra c'è l'erba. Vado fuori. Chiudo la porta con cura in modo che il calore del pomeriggio non si disperda. Vado a protestare. Ma neanche gli altri, nelle grandi yurte da 4-5 persone, stanno meglio di noi. Non mi resta che trascinare dentro la valigia. Respiro prima di sollevarla. Ho un po' di affanno. La metto, con grande fatica, come testata del letto. Ho imparato che in queste occasioni è meglio dormire seduti.

Con calma prima che mi si gelino i piedi cercherò i calzini di lana. Ho portato quelli rossi perché è più facile trovarli. Ma, accidenti, non li trovo! Ansimo un poco, ma so che non mi devo preoccupare. Non siamo poi così tanto in alto! Sistemo il sacco a pelo sul letto. Non so se metterlo fra le lenzuola. Ho un po' di confusione in testa. Cerco di aiutare la mia amica a sistemarsi. Lei mi sembra meno affaticata di me.

Per fortuna dentro la yurta c'è una lampadina elettrica. Per alcune ore della notte avremo la luce! Ma il generatore non è ancora stato attivato. Non ci sono prese per caricare le batterie. Come ho già detto per le macchine fotografiche le ho di riserva. Per il cellulare utilizzerò la corrente elettrica del pulmino mentre saremo in viaggio. Vi chiederete a cosa mi serve il cellulare in un posto così isolato? Il cellulare, un palmare comprato all' uopo e che non so ancora usare bene, mi serve per mappare il percorso del nostro viaggio. Uso il programma Sport Tracker che avvalendosi di rilevamenti satellitari mi permette anche di controllare l'altitudine delle località anche se non c'è campo per il telefono. Ho scoperto così che il famoso passo Kardun La, nel Ladakh, non è alto 5600 m come dicono molte guide, ma solamente 5300m. Le mappe che d'ora in poi vedrete sono state ottenute con questo sistema. Volendo potete andare su Internet collegarvi a Sport Tracker e vedere tutti il miei ultimi viaggi.

04


Scopro con grave disappunto che in questa prima parte del percorso qualcosa non ha funzionato! Le cartine che vi ho mostrato finora sono state rielaborate sulla base di quelle del ritorno, ma d'ora in poi vedrete le originali con tutti i dettagli.

Piano piano sistemiamo la yurta per la notte. Poi scatta la ricerca dei bagni. Sono lontani e molto poco confortevoli. Li vedrete nelle foto della mattina. Non ho le forze per portarmi appresso la macchina fotografica. E poi dove posarla? Ci sono solo tre foto della sera. Troppo stanca. Devo pensare a non sentirmi male e ad organizzarmi per la notte. Butto giù una sorsata di latte condensato. Mi tirerà su in attesa della cena .

Cena?

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