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L'orto di Emilio

Mercoledì, 20 Novembre 2013 09:33

La melanzana impertinente

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Esco di casa e lei se ne sta lì tranquilla, quasi a voler sovvertire l'ordine delle cose. E' una melanzana che a metà novembre si fa beffa del calendario e cresce.

Solo qualche settimana fa era un fiore nato in un ottobre fin troppo caldo. Lo guardavamo con affetto, come si guarda chi tenta un'impresa impossibile, come si sarebbe potuto guardare Icaro oppure un bambino che tenta la scalata del K2. Nessuno aveva il coraggio di dirlo ad alta voce, ma tutti nei pensieri gli ponevano la domanda: tu, piccolo pazzo fiore, dove pensi di andare?

La natura, però, è così: non si scoraggia. E quel fiore ben saldo su una pianta di cui quasi non si conosce l'origine (forse viene dall'Asia meridionale) non è stato ad ascoltare in nostri pensieri, bensì ha continuato per la propria strada. Ora è diventato grande: ora è un frutto, una melanzana.

Fossimo in altre parti del nostro paese o del mondo potrebbe non esserci niente di strano, ma alle porte di Lucca una melanzana che cerca di maturare in pieno novembre è qualcosa di inusuale. Beh... non che la sua collocazione sia proprio quella tradizionale. Si trova, infatti, nel bel mezzo di un parcheggio (dove occupa fin troppo spazio, mio padre me lo ricorda continuamente) e affonda le radici in una trentina di centimetri di terra formanti un quadrato racchiuso in quattro pareti di legno.

Si, la nostra melanzana impertinente cresce in uno di quelli che io chiamo orti impossibili. Dico subito la verità: a me quell'orto impossibile non serve ad altro che a capire come si possa coltivare dove non c'è suolo coltivabile. Per il resto ho la fortuna di avere un giardino molto grande e potrei ricavare uno spazio per melanzane e pomodori anche altrove. Questo, però, è il mio punto di vista. La melanzana si è trovata lì in quel parallelepipedo improponibile di terra per agricoltura biologica e si cura ben poco delle mie sperimentazioni. E fa bene.

Se avesse rifletutto su quello che stava facendo, in ottobre avrebbe lasciato perdere ben consapevole che il sole che le serve non c'è più e che presto o tardi arriverà un gran freddo che le impedirà di portare in fondo il proprio destino.

Ah, ho scritto destino! Anche di questo lei e le sue sorelle si sono sempre curate ben poco. Quella pianta, all'epoca piccolissima, è arrivata nel parcheggio di casa mia per produrre frutti che, di volta in volta, sono transitati prima per la mia cucina (quindi sotto le grinfie culinarie di mia moglie) e poi per il mio stomaco. Loro, le melanzane, però, hanno solo fatto il proprio dovere: crescere per garantire un futuro ad altre piante di melanzana.

A pensarci bene la melanzana impertinente, al secolo Solanum melongena L., più che semi e sapori racchiude significati. E' venuta da lontano molto tempo fa ed è diventata "uno dei nostri". Si è fatta strada con qualche difficoltà, forse, ma oggi è una delle regine dell'estate nei nostri orti e sulle nostre tavole. Si è sposata con i nostri prodotti migliori (c'è bisogno di citare le melanzane alla parmigiana?) e nessuno mai direbbe che è una straniera. C'è anche un altro piccolo particolare: lei è una melanzana bianca, quindi diversa dalle altre. In tutto questo lei non ha mai dato troppa importanza a ciò che dicevano gli altri, ha solo continuato a fare ciò che la natura le chiede: sopravvivere e dare vita a nuove piante.

Nella sua impertinenza questa melanzana sta cercando, e questa volta forse lo fa intenzionalmente, di insegnarmi qualcosa. Lo fa senza sprecare fiato e parole, lo fa con l'esempio. Io non posso fare altro che cercare di apprendere.

Intanto, ma si sa che l'uomo è imperfetto, io sono diventato di parte e tifo per lei. Si, sogno che la sua sfida impossibile possa arrivare fino in fondo, anche alle porte dell'inverno boreale.

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