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L'orto di Emilio

Mercoledì, 17 Settembre 2014 23:36

Huertos de Logroño

Scritto da  Emilio Bertoncini
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Al lavoro negli orti di "Fase 2" Al lavoro negli orti di "Fase 2" Emilio Bertoncini
Logroño è una città spagnola non molto famosa. Qualcuno la conosce in quanto tappa del Cammino di Santiago. Per altri è un luogo di nessuna importanza, ma per chi ama i vini il fatto che sia il capoluogo della Rioja potrebbe aggiungere qualcosa. Per qualche paleontologo è il capoluogo di una regione che offre numerosi affioramenti di impronte di dinosauri. Per me, fino a qualche settimana fa, altro non era che la grande città più vicina al luogo in cui vive David, un caro amico conosciuto anni fa mentre era in Italia con il progetto Erasmus. Ora è una città della Spagna in cui l'orticoltura (eroica) urbana fa passi da gigante. Quello che vi sta accadendo, infatti, dà un'idea molto precisa di cosa possa essere il “fenomeno orti urbani”, oltre che della capacità delle pubbliche amministrazioni di alcune zone felici d'Europa di fornire servizi di gran livello ai propri cittadini. Ma cosa sta succedendo a Logroño? La risposta consiste in tre fasi di realizzazione di orti urbani o orti sociali. Tre fasi che si traducono in tre grandi orti realizzati in tre anni consecutivi: dal 2012 al 2014. E i numeri sono da capogiro: 68 parcelle ortive di cinquanta metri quadrati messe a disposizione dei cittadini il primo anno, 82 il secondo e 80 il terzo. Si tratta di 230 orti assegnati con tre distinti bandi per un periodo di 3 anni. Trovandomi in vacanza ospite del mio amico non ho potuto fare a meno di andare a visitarli e di parlare con qualcuno degli orticoltori urbani che vi lavorano. E' nel primo sabato di settembre che arrivo al cancello della “Fase 1”. Siamo nei pressi del cimitero cittadino e non è difficile capire dove si trovano gli orti. Un pizzico di fortuna non guasta e proprio all'ingresso incontriamo una delle componenti del “consiglio dell'orto”. Idurre, la mia guida di origine basca (prima o poi scriverò qualcosa anche sull'orto di suo padre), le spiega chi sono e perché vorremmo entrare nell'orto. Un gran bel sorriso e qualche spiegazione precedono il nostro ingresso. Capisco subito che c'è un clima particolare e caratterizzato da una grande semplicità. La ragazza ci spiega che gli orti sono stati affidati a seguito di un sorteggio nel 2012 in esito a un bando aperto a chi fosse interessato. Poiché i richiedenti erano molti il comune ha deciso di realizzare altri orti. “Fase 2” e “Fase 3” si trovano dalla parte opposta del cimitero. Ogni orto è dotato di un rubinetto per l'irrigazione, si può coltivare ciò che si vuole purché si tratti di ortaggi, con una piccola deroga per qualche pianta da fiore, e si può praticare solo agricoltura biologica. Naturalmente non si possono vendere i prodotti raccolti. Il canone annuale da pagare per coprire le spese comuni è di 50 euro. Ci congediamo ed entriamo. Anche sul piano tecnico tutto sembra all'impronta della semplicità. Una semplicità che riflette anche una certa bontà delle relazioni umane. Per esempio, il confine tra le parcelle, cioè tra i singoli orti in concessione, è quasi invisibile. Agli angoli di ogni parcella c'è un paletto di legno di sezione circolare alto qualche decimetro. Lui disegna il rettangolo assegnato e solo in pochi casi da un paletto all'altro corre un filo sottile, come uno spago. Intuisco che il regolamento dell'orto consente solo l'uso di tutori di legno: non c'è traccia di altri materiali. Di legno è anche il bordo di ogni area ortiva, che è chiuso da una sorta di trave di legno a sezione rettangolare. Si coltiva di tutto, senza particolari sorprese. Ci sono i pomodori, i cavoli, le insalate, molti peperoni, qualche melanzana e via dicendo. Due bambini in compagnia della madre e di un'altra signora danno acqua al proprio orto. Poco dopo il cancello si apre: è un papà con due bambini. Entrano con le biciclette, le posizionano nelle apposite rastrelliere e vanno al proprio orto. È vicino ad un grande contenitore in cui si raccolgono gli scarti vegetali. L'orto è dominato da tre grandi cisterne. E' lì che viene immagazzinata l'acqua per l'irrigazione dopo il pompaggio dal pozzo. Una delle cisterne serve “Fase 2”, la nostra prossima destinazione. “Fase 2” e “Fase 3” accolgono i pellegrini del Cammino di Santiago annunciando l'arrivo in città. Il secondo dei due è manifestamente nuovo e non tutti gli orti sono ancora coltivati. È qui che riusciamo a parlare con più persone e che si delineano vari scenari d'uso. Due ragazzi (di quelli che viaggiano per i quaranta…) ci spiegano che hanno due orti in concessione, uno per ciascuno, ma che hanno deciso di coltivarli insieme. Scopro che è una pratica diffusa. Ci sono famiglie che condividono più spazi. Forse c'è anche qualche furbetto che coltiva più spazi intestati a più amici. “E' difficile da controllare e, forse, va bene così”, ci dicono. Per ora nessuno si lamenta. Accanto a noi c'è un'intera famiglia al lavoro. Si va dai nonni ai nipoti. Ci spostiamo un po' e grazie al mio fotografare e riprendere con una videocamera ci viene incontro una persona. Ci fa un po' di domande e diamo spiegazioni. Poi è il suo turno. Lui viaggia per i sessanta anni e fino allo scorso anno non aveva mai coltivato ortaggi. Ha messo insieme qualche ricordo dell'infanzia, quando suo padre coltivava un orto, qualche lettura su internet, un po' di coraggio e l'aiuto degli altri orticoltori. “Quando non so come fare chiedo agli altri e altri chiedono a me”, ci dice. È lo spirito giusto. Mi muovo per gli ampi viali degli orti, tutti praticabili con un automezzo, sebbene al massimo gli orticoltori entrino in bicicletta, e guardo le persone all'opera. Ce ne sono di ogni età. Solo più tardi scoprirò che devono essere residenti in città da almeno cinque anni. L'unica cosa che noto è una grande serenità. Poi ci sono i sorrisi, qualche parola scambiata e sguardi che scrutano gli altri. Ci trovo una grande armonia e davvero non sembra di essere alla periferia di una città che conta oltre 150.000 abitanti. Proprio mentre scrivo questo articolo leggo (e ricordo) che Logroño dal 2012 è la capitale gastronomica spagnola. Le due cose devono andare di pari passo. Io, però, non lo so e, in fondo, non è così importante. Ciò che conta, invece, è seguire le eroiche gesta di un'amministrazione comunale che sta puntando molto sugli orti urbani. Lo fa concretamente, senza troppa enfasi e in risposta alla domanda dei propri cittadini. Davvero un bel modello!
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