MdS Editore
Martedì, Febbraio 20, 2018
Login Registrati

Accedi al tuo account

Nome utente
Password *
Ricordami

Moi Je Joue

Martedì, 21 Aprile 2015 23:55

Funny face e il rosa

Scritto da 
Vota questo articolo
(2 Voti)
Funny face e il rosa - 5.0 out of 5 based on 2 reviews

Lo stereotipo più grande legato alla differenza tra uomo e donna è l’uso del colore rosa, assolutamente femminile e indossato raramente dagli uomini, magari costretti al proprio matrimonio perchè intonati coi fiori. Ma questo fatto ha dietro di sè una storia: il rosa e la femminilità sono stati combinati solo poco tempo fa, per molto tempo questo colore tenue è stato asessuato.

Fino al 1700 era normalissimo per un uomo indossarlo abbinato a ricami floreali. In più i bambini e le bambine erano sempre vestiti di bianco indistintamente più o meno fino ai sei anni, le differenze erano minime (arrivate comunque fino a noi, ad esempio, la disposizione dei bottoni). Solo a metà dell’800 si iniziano ad usare colori pastello per bambini, ma spesso veniva associato il rosa ai bambini e il blu alle bambine, perchè il rosa, derivato dal rosso, era un colore forte, deciso, virile, mentre il blu era tenue e e delicato, come il velo della Vergine Maria.

Solo nel ‘900 gli uomini iniziarono a vestirsi con colori più scuri (quelli del mondo degli affari!) e le donne si dedicarono alle tinte più chiare e, in modo frettoloso, dagli anni ‘50 il rosa finì per identificare il mondo femminile. Dai vestiti, agli oggetti di casa, tutto quello che riguardava la donna era rosa. Negli stessi anni uscì la prima Barbie, che mise una firma all’identificazione del rosa come alla femminilità fatta a colore.

Inutile dire che, dopo l’introduzione della diagnosi prenatale per sapere il sesso del proprio nascituro, le strategie di marketing completarono l’opera.

Tornando agli anni ‘50, il film “Funny Face” è l’emblema di questa nuova tendenza verso la tinta caramellosa e un po’ infantile (che un po’ fece infuriare le femministe), che il personaggio ispirato alla giornalista di moda Diana Vreeland mette un po’ ovunque. Jo (Audrey Hepburn), è una bibliotecaria, che viene scoperta dal fotografo e dalla direttrice della rivista di moda “Quality” e scritturata come modella/manichino.

Il colore rosa diventa il protagonista di un intero numero della rivista e non solo, tutta la redazione viene ridipinta dello stesso colore.

Postilla: come amante ossessionata della moda, consiglio a tutti la visione di questa pellicola. La moda e la sua bellissima storia trasudano da ogni fotogramma: gli abiti di Hubert de Givency (in persona), le fotografie di Richard Avedon originali, presenti come scatti del fotografo interpretato da Fred Astaire, e l’omaggio a Diane Vreeland, giornalista di moda e direttrice di Vogue America. La Vreeland ha influenzato la moda come mai prima d’ora, lei dettava moda, non gli stilisti.

 

Letto 3990 volte